Diceva Mark Twain, "E' più facile ingannare la gente piuttosto che convincerla di essere stata ingannata"
Omero è una continua fonte di frustrazione per gli archeologi, per i filologi e tutti i commentatori... centinaia di pagine con migliaia di nomi, eventi, riferimenti, località ecc. che però finiscono con il confondere le idee anziché aiutarci a chiarirle. Ma se invece la soluzione fosse diversa da quelle faticosamente elaborate nei secoli dai letterati? Perché Omero continuava a lodare l'arte dell'inganno? Perché dormiva... o perché è lui che ha ingannato tutti per 3000 anni? E i miti sono soltanto delle belle favole oppure nascono da eventi reali di cui si comincia solo ora a intravvedere l'origine?

sito in inglese-english version
https://cunninghomer.blogspot.it/


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español https://ingeniosohomero.blogspot.it/

martedì 20 aprile 2021

INTERVISTA SU L'ASTUTO OMERO

 INTERVISTA DELL'ASTRONOMA E GIORNALISTA SCIENTIFICA GABRIELLA BERNARDI 

cliccare su https://astrocometal.blogspot.com/2021/04/l-astuto-omero-10-domande-ad-alberto.html

 

CONFERENZA AL PLANETARIO
Mercoledi 27 ottobre 2021 alle 21.15 si è tenuta la conferenza  di Alberto Majrani al Planetario di Milano, Corso Venezia, 57, per il Circolo Astrofili Milanesi dal titolo "L'Astuto Omero: geografo, astronomo, panegirista". Le conferenze del CAM (non quelle proprie del Planetario) sono ad ingresso gratuito  e diretta streaming sulla pagina facebook  Info e link  http://www.astrofilimilano.org    
    Streaming Pagina Facebook del CAM  https://www.facebook.com/groups/circoloAstrofiliMilano

La traduzione in inglese dell'introduzione de L'ASTUTO OMERO è stata pubblicata sul prestigioso sito Classical Wisdom https://classicalwisdom.com/mythology/homer/the-cunning-homer-a-new-look-at-the-odyssey/ 

Videointervista da Chimica404 dedicata alla divulgazione scientifica https://www.youtube.com/watch?v=owZkxeNayso certo potevano scegliere un fermo immagine un po' migliore...

 

lunedì 19 aprile 2021

Copertina dell'ASTUTO OMERO

 Copertina

            dorso                                                                       


retro copertina

PER ORDINARE LA VOSTRA COPIA https://astutoomero.blogspot.com/2026/07/come-acquistare-lastuto-omero-nuova.html


domenica 18 aprile 2021

I due libri a confronto

 12 anni fa,  il primo libro era finalista al premio Firenze...



ma  ora il bimbo è un po' cresciuto... PER ACQUISTARE LA VOSTRA COPIA https://astutoomero.blogspot.com/2026/07/come-acquistare-lastuto-omero-nuova.html

 



 
 
Climatologia, migrazioni, lotte di potere, fake news, scienza e pseudoscienza, epidemie, estinzioni di specie, danni ecologici, tecnologie militari, emancipazione femminile, genetica, razzismo... si può pensare ad argomenti più attuali? Ed è tutto ne L'ASTUTO OMERO! 
 
 

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428 pagine

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venerdì 16 aprile 2021

I TURBAMENTI DI EUSTAZIO

 Penelope racconta di aver sognato venti oche (oche maschi!) che beccano il grano (ritorna il numero venti) e che arriva un’aquila che le uccide. Interessante è notare la presenza di un altro gioco di parole che si perde nella traduzione: i sogni, dice Penelope, possono entrare da due porte: quelli della porta d'avorio (ἐλέφας- elefas) ingannano (ἐλεφαίρονται - elefairontai), mentre quelli della porta di corno (κέρας- keras) presentano cose che sono vere (ἔτυμα κραίνουσι - etyma krainousi ) e quindi si realizzano. Stranamente, come aveva notato Eustazio di Tessalonica, per gli antichi le cose buone e vere avevano affinità con gli oggetti più preziosi, ma l'avorio è più prezioso del corno: questa contraddizione però si risolve se si pensa che il corno richiama alla mente l'occhio (la cornea, ma anche la pupilla, κόρη, kore), mentre l'avorio richiama i denti, cioè la bocca; in Omero risuona spesso la frase “quale parola ti è uscita dal recinto dei denti”(Od. I, 64)); quindi si deve credere a ciò che si vede e non a ciò che viene detto (e lei vede bene che quello che ha davanti non è suo marito).  

Vai al riassunto della parte prima https://astutoomero.blogspot.com/2016/05/parte-prima-chi-come-e-perche.html

Per acquistare il libro  https://astutoomero.blogspot.com/2017/07/neomecenatismo.html

mercoledì 14 aprile 2021

SOMIGLIANZE NON CASUALI

 alcune pagine da L'ASTUTO OMERO




Tutto quello che leggete in questo sito (e molto di più) si trova nel libro che potete acquistare a prezzo scontato qui    https://astutoomero.blogspot.com/2017/07/neomecenatismo.html

martedì 13 aprile 2021

Omero raccontò delle saghe nordiche?

Iliade e Odissea. Omero raccontò delle saghe nordiche?
di Alberto Majrani

(English version http://cunninghomer.blogspot.com/2018/05/homer-told-of-some-nordic-sagas.html )

Chi era Omero? E chi era Ulisse? C’è una verità nascosta dietro gli immortali versi dell’Iliade e dell’Odissea?
Da tre millenni queste domande incuriosiscono generazioni di studiosi di tutto il mondo. Giambattista Vico usò il termine “questione omerica” per definire l’infinita serie di enigmi creati dai due poemi: un autentico mattone indigesto per i poveri studenti e gli altrettanto poveri insegnanti.
E ancora: la guerra di Troia è un evento storico realmente verificatosi, oppure è solo l’invenzione di uno o più poeti, vissuti in epoche diverse?
E i resti archeologici trovati presso il villaggio turco di Hissarlik appartengono davvero alla città di Priamo ed Ettore, oppure questa identificazione è solo il frutto della lucida follia di Heinrich Schliemann, un archeologo dilettante, fortunato quanto incompetente? https://astutoomero.blogspot.it/2016/06/il-padre-dellarcheologia-o-della.html
In realtà nulla è sicuro, o scientificamente provato. Si tratta di una lunga serie di teorie e supposizioni, più o meno plausibili, che hanno dato luogo a infinite polemiche tra gli studiosi. Al principio degli anni ’90 sono stati pubblicati due libri che collocano decisamente a nord l’ambiente dove operano Ulisse e compagni. Il primo è del giornalista Iman Wilkens, intitolato Where once Troy stood (Dove un tempo stava Troia), che localizza l’antica Troia in Inghilterra, rilanciato recentemente grazie alla citazione del romanziere Clive Cussler nel suo Trojan Odyssey (tradotto in italiano con il titolo abbastanta fuorviante di "Odissea"). L’altro, più convincente, pur con qualche piccolo errore che esamineremo, è il risultato dell'accurata ricerca di un ingegnere nucleare appassionato di letteratura antica, Felice Vinci, pubblicata in un saggio intitolato Omero nel Baltico, pubblicato in ben cinque edizioni e recentemente tradotto anche in russo, inglese, svedese, estone, danese, francese e tedesco, di cui potete leggere due articoli:

http://www.duepassinelmistero.com/omeronelbaltico.htm

http://www.antikitera.net/download/Omero_nel_Baltico.pdf


I due libri hanno messo in crisi una delle poche certezze, ossia la grecità dei poemi e della mitologia classica, poiché anche se è vero che i poemi sono scritti in greco (ma il greco omerico è abbastanza diverso da quello classico), la localizzazione dei luoghi descritti da Omero mal si concilia con le omonime località del Mediterraneo, tanto da aver generato la diceria secondo cui “Omero è un poeta e non un geografo”. Non so se esista un sindacato dei poeti che possa organizzare una manifestazione di protesta contro l'idea che un poeta debba necessariamente essere incompetente in geografia! E poi Omero era un pignolo che descriveva tutto con un’accuratezza minuziosa, difficilmente avrebbe sbagliato continuamente e sistematicamente proprio sul nucleo dei suoi racconti, cioè la vita di eroi e popoli navigatori. Inoltre, è possibile che nessuno, mentre declamava i suoi versi nelle corti, tra guerrieri, mercanti, marinai e altri cantori, gliel’avesse mai fatto notare?
Vinci spiega come i poemi omerici siano verosimilmente delle saghe nordiche giunte fino al Mediterraneo lungo la via dell’ambra. Ciò giustifica le incongruenze geografiche e climatiche dei racconti, come il clima freddo, spesso tempestoso e nebbioso (e la stagione della navigazione era l'estate), gli assurdi percorsi di viaggio, le descrizioni che non quadrano, i capelli biondi di molti protagonisti, e così via. All'epoca il clima era più caldo dell'attuale, e consentiva lo sviluppo di una ricca civiltà nel Mar Baltico. Secondo il nostro ingegnere, i nordici navigatori, scesi in Grecia a fondare nel XVI a.C. la civiltà micenea (tra poco vedremo come modificare questo dato), avrebbero cominciato a rinominare i luoghi del Mediterraneo basandosi sulle loro località di origine, tramandate da mitologie e religioni, allo stesso modo come in America o in Australia avrebbero fatto secoli dopo i colonizzatori europei. Sappiamo dalle testimonianze storiche che i geografi antichi ribattezzavano le località mediterranee; l'unica sostanziale novità, introdotta da Vinci, è che questo lavoro sia stato un po’ più ampio di quanto si era creduto finora. Dopo un lungo periodo di trasmissione orale, i secoli bui del cosiddetto medioevo ellenico, i poemi sarebbero stati messi per iscritto intorno all’VIII a.C., quando si trovano le prime tracce scritte e le prime raffigurazioni. Sintetizzare le miriadi di spunti del volume di Vinci è impossibile; è stupefacente che molti addetti ai lavori lo ignorino tutt’ora, forse per aver superficialmente bollato la tesi come assurda senza averla esaminata con l’accuratezza che invece richiede. Possiamo solo aggiungere che la prefazione del libro è stata scritta dalla professoressa Rosa Calzecchi Onesti, una delle massime traduttrici di Omero, e che diverse riviste scientifiche  hanno pubblicato lunghi estratti del saggio.  
Alla fine del 2013 anche il mondo accademico si è finalmente mosso: è uscito un numero speciale della prestigiosa (e costosa)


Diverse urne etrusche rappresentano Ulisse e le sirene, con una nave a doppia prua, con la vela quadrata e gli scudi sui bordi, proprio come le navi vichinghe.

 Rivista di Cultura Classica e Medioevale http://www.libraweb.net/sommari.php?chiave=65 interamente dedicato a "La Scandinavia e i poemi omerici"; potete leggerne un estratto di 67 pagine qui  https://www.academia.edu/74050014/EVIDENZE_DI_UN_ORIGINARIA_MATRICE_NORDICA_DELL_ILIADE_E_DELL_ODISSEA . La teoria vinciana è apprezzata da numerosi studiosi, osteggiata da acerrimi detrattori, e ignorata totalmente da altri.
Nell’appendice del mio saggio “Ulisse, Nessuno, Filottete” (Logisma editore http://www.logisma.it/ulisse.htm ) e ora nelle 400 pagine del nuovo "L'ASTUTO OMERO" (che potete acquistare qui https://astutoomero.blogspot.com/2017/07/neomecenatismo.html ) mi sono preso la briga di apportarne alcune correzioni, sia dal punto di vista geografico che, ancor più importante, da quello storico e archeologico. 


In sintesi, nel caso della tradizionale localizzazione mediterranea delle vicende, poiché nell’800 a.C. il mondo descritto da Omero non esisteva più da circa 400 anni, si è stati costretti a ipotizzare un lungo periodo di trasmissione orale dei poemi, prima che qualcuno li mettesse per iscritto. Anche Vinci sostiene l’idea della trasmissione orale, partendo addirittura dal XVI secolo. Ma spostandone l’origine nei mari nordici tutto cambia! Per esempio l’età del Ferro nel Nord Europa è cominciata a pieno titolo solo intorno al VI a.C., quindi non c’è da stupirsi se le armi descritte da Omero sono di bronzo. Secondo Vinci la migrazione dei popoli nordici sarebbe stata innescata da un brusco peggioramento climatico, ben testimoniato dagli studi paleoclimatologici, che avrebbe reso quasi invivibili le latitudini nordiche. Circa 3000 anni fa c'è stato un altro periodo caldo, anche se non così intenso come quello precedente, che è declinato intorno all'ottavo secolo avanti Cristo. I poemi potrebbero essere arrivati nel mondo ellenico anche poco prima della fine dell’ottavo secolo e subito trascritti; e gli eventi narrati risalgono più o meno alla stessa epoca, VIII secolo o poco prima, durante il periodo della transizione tra bronzo e ferro nell'Europa nordica. In questo modo non c’è più neanche la necessità di immaginare un lungo periodo di oralità, oltretutto con un bellicoso medioevo in mezzo, prima che i poemi fossero messi per iscritto: tutto può essere avvenuto pochi anni dopo l’arrivo del cantastorie Omero, o di qualcuno della sua scuola, in Grecia. Secondo alcuni autori, l’Iliade e l’Odissea sarebbero state messe ufficialmente per la prima volta per iscritto intorno al VI a.C., all’epoca del tiranno ateniese Pisistrato (ma anche questa notizia non è del tutto sicura). Gli eruditi del tempo avrebbero provveduto a raccogliere e ad accorpare in due racconti organici le differenti versioni dei poemi che giravano in Grecia a quell’epoca, il che potrebbe giustificare alcune variazioni dialettali che si riscontrano. Quanto alla lingua, il Greco presenta molte più affinità con le lingue germaniche e scandinave che con quelle mediterranee; la Grecia e alcune altre zone del Mediterraneo hanno subito parecchie invasioni da nord nel corso della protostoria, e quindi i poemi possono essere giunti assieme a una di queste migrazioni, mentre altre invasioni in tempi e luoghi diversi hanno portato diverse lingue e varianti dialettali nelle isole e nelle località del nostro mare. Tacito e Plutarco raccontano di isole nordiche dove ancora in epoca romana si parlava la lingua greca. Ma non risultano colonizzazioni del Nordeuropa da parte di Greci.

Inoltre non c'è solo la via terrestre: le fonti storiche egizie ci parlano di misteriosi “popoli del mare” provenienti da verdi isole situate nell’Oceano, che entravano a far razzie nel Mediterraneo: gli archeologi continuano a disputare da tempo sul loro luogo di origine. Molti ritengono che provenissero dalla Turchia o dal Vicino Oriente, che però per gli Egizi non erano certo luoghi misteriosi e sconosciuti, ma a questo punto è facile pensare che questi possenti guerrieri provenissero dalle isole britanniche e dal Nord Europa; lo proverebbero anche le somiglianze tra molti reperti archeologici. Tutta la scandinavia
è piena di graffiti che rappresentano navi e guerrieri. 


Oppure, si può anche ipotizzare che il greco omerico rappresentasse una specie di lingua franca in uso lungo la via dell’ambra, parlata e compresa da tutti i popoli che commerciavano la preziosa gemma. O ancora si può pensare che i cantastorie girovaghi, che costituivano in un certo senso l’élite intellettuale dell’epoca, conoscessero l’uso della scrittura, a differenza della grandissima maggioranza degli altri uomini antichi. Con questa nuova localizzazione temporale, l’origine nordica diventa ancora più plausibile, e giustifica l'assenza di testimonianze archeologiche antecedenti l'ottavo secolo. Mi sembrano ipotesi molto più logiche rispetto a quella di una tradizione orale durata secoli, di cui non si trova alcuna traccia (non solo scritture, ma neanche graffiti, vasi, statue), e che dà luogo a infinite contraddizioni. In ogni caso, tutte queste ipotesi, delle quali ciascuna non esclude automaticamente le altre, ma anzi può sommare il suo effetto in vari modi, non mettono in crisi la teoria, ma ampliano enormemente il ventaglio delle date possibili dell’evento. Mi sento comunque di consigliare a tutti gli studiosi di archeologia, filologia, mitologia e ai semplici appassionati il libro di Felice Vinci, perché la quantità di suggerimenti degni di attenzione è veramente impressionante.
Negli altri interventi su questo sito, e nel mio libro, possiamo vedere come un’altra chiave, forse ancor più sorprendente, ci consenta di individuare l’origine di certe mitologie di cui finora non si è mai capito molto, nonché di chiarire meglio ulteriori punti oscuri a cui abbiamo accennato, mettendo in luce la straordinaria coerenza delle opere di Omero e rivalutando pienamente la maestria del loro autore https://astutoomero.blogspot.it/2016/05/parte-prima-chi-come-e-perche.html.
Riepilogando, invece, le interpretazioni che sono insegnate tutt’ora nelle scuole e nelle università di tutto il mondo, i poemi omerici sembrerebbero un caso praticamente unico, fuori da tutti gli schemi e da tutte le logiche. Senza uno scopo, senza un autore, senza un committente, e che raccontano storie mai avvenute di personaggi mai esistiti, in luoghi introvabili, se non a costo di continue forzature interpretative. Forse c’è qualcosa che non va.

Adesso invece abbiamo un autore, il signor Omero, che ha composto un poema elogiativo per la casa regnante; un committente, il nuovo re di Itaca, Telemaco (e forse la sua famiglia); dei personaggi realmente esistiti, ma di cui non avevamo finora alcuna testimonianza sicura; delle storie realmente avvenute (una volta depurate dalle parti più fantasiose), in luoghi in buona parte identificabili come i mari e le isole del Nord Europa, nell'epoca di transizione tra l'età del bronzo e l'età del ferro. Ora tutto, finalmente … va!



videoconferenza

Quando avete voglia di sorbirvi tutta una videoconferenza,
qui potete divertirvi con la vera storia dell'Odissea!
Con me l'archeoastronomo Guido Cossard! La trovate su
https://www.youtube.com/watch?v=jQfBOuNIqSQ


la videoconferenza si riferisce alla prima edizione del libro
tutto quello che vedrete (e molto di più) si trova nella nuova edizione che potete acquistare a prezzo scontato qui  https://astutoomero.blogspot.com/2017/07/neomecenatismo.html 

 

 

Nuova  Conferenza  di Alberto Majrani dal titolo: "L'ASTUTO OMERO - botanico, biologo, astronomo, geografo, giallista". https://www.youtube.com/watch?v=jEdJ6SIdr8k

Tutta la mitologia crea da sempre degli enormi problemi interpretativi; in particolare, Omero è una continua fonte di frustrazione per gli archeologi, per i filologi e tutti i commentatori, tanto che da secoli si discute della “Questione omerica”. L’Iliade e l’Odissea contengono centinaia di pagine con migliaia di nomi, eventi, riferimenti, località, che però finiscono con il confondere le idee anziché aiutarci a chiarirle. Ma se invece la soluzione fosse diversa da quelle faticosamente elaborate nei secoli dai letterati? Perché Omero continuava a lodare l’astuzia e l'arte dell'inganno?

Il padre dell'archeologia, o della fantarcheologia?



Capitolo 16 – QUI SI NARRA DELL’ASTUTO SCHLIEMANN

“Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo.”
Attribuita ad Abramo Lincoln 

 https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiDQGWcu6g5N6cXk9YT260GIADVcfStlf9P1pKpmjNsumdT8H8xwEr1_paeuirafc9xqCRY1ULA6yiWzEZX_U4iHutxA71EvQRz0ranlgENHuhfsrn0-Tzt-yRRUZoPuSjHVobnqkNq8zKa/s1600/alb+1.jpg

Un gruppo di archeologi, tra cui Schliemann, a Micene

Qualcuno a questo punto potrebbe spazientirsi, e domandare: ma Troia, allora? Heinrich Schliemann ha ben scoperto una città nell’Asia minore! Questo almeno è quanto viene insegnato e creduto vero tutt'ora in molte università: la bella favola dell'avventuroso pioniere che, rischiando la sua fortuna economica e combattendo contro la sorte avversa e l'ostilità dell'ottuso mondo accademico ottocentesco, riesce, confrontandole con le pagine dell'Iliade, a identificare perfettamente le rovine della città di Priamo presso le coste della Turchia, a recuperarne i favolosi tesori e a guadagnarsi meritatamente la fama imperitura di "padre dell'archeologia".  In realtà l’identificazione del sito turco di Hissarlik con la città dell’assedio ha sempre lasciato perplessi gli studiosi; molti archeologi autorevoli tendono oggi a metterne in rilievo più le differenze che le analogie. Per esempio, gli studi geologici dimostrano che l’ampia pianura alluvionale che si trova alla base della collina su cui sarebbe sorta Troia non esisteva ancora all’epoca del XII secolo avanti Cristo, data che viene comunemente considerata come la più probabile per l’evento della guerra. Il che significa che non c’era l’ampia spiaggia dove parcheggiare più di mille navi, non c’era la piana dove far correre i carri, e non c’era neanche il campo di battaglia! Schliemann, inoltre, nell’ansia di cercare i tesori dell’antica Troia, combinò dei disastri notevoli, scoperchiando brutalmente i vari strati archeologici e danneggiandoli irreparabilmente. Credette di trovare il “tesoro di Priamo” nel secondo strato (risalente ad almeno mille anni prima della presunta data della guerra), identificando in seguito la città dell’assedio con il sesto o il settimo strato (qui gli strati archeologici sono stati numerati in ordine progressivo dal più profondo, che è anche il più antico, al più superficiale e recente). Inoltre, lo stesso Schliemann era tutt’altro che un personaggio irreprensibile, e la sua autobiografia, che molti conoscono,  è ampiamente “romanzata”: parecchi episodi citati sono inventati di sana pianta, come per esempio la storia del suo incontro con il presidente degli Stati Uniti, la presenza a San Francisco durante il famoso incendio della città, la stessa smania di scoprire le vestigia di Troia fin dalla più tenera infanzia, e molto altro ancora. Pare che gran parte della sua ricchezza derivasse dall'aver taroccato le bilance con cui faceva compravendita di oro con i minatori in California, e a un certo punto rischiò addirittura l'arresto per bigamia! Rimandiamo a questo proposito al documentatissimo saggio di David A. Traill: Schliemann e la verità perduta di Troia, dove il professore di lettere  classiche alla California University dipinge dell’archeologo tedesco un ritratto molto meno lusinghiero di quello divulgato da lui stesso e dai suoi ammiratori. Per fare poi un esempio del suo metodo di lavoro, avendo letto che a Troia c’era una sorgente calda e una fredda, egli pensò bene di misurare la temperatura dell’acqua di tutti i ruscelli della zona: corretta applicazione del metodo scientifico, dovremmo dire, se non che, dato che la temperatura risultava uguale dappertutto, ne concluse che forse la sorgente calda si era esaurita e quindi il posto che diceva lui andava benissimo lo stesso! Particolarmente gravi sono poi le accuse di aver alterato i risultati dei propri scavi con oggetti trovati altrove, forse comprati o addirittura contraffatti, distorcendo molti dati archeologici e persino falsificando i propri diari per provare certe affermazioni. In effetti i più clamorosi ritrovamenti sarebbero avvenuti, in modo molto strano e sospetto, in assenza di testimoni. Addirittura il bel tipo si vantava della propria scorrettezza nei confronti di altri archeologi che dovevano sovraintendere agli scavi, invadendo pesantemente le zone di loro competenza,  e contrabbandava illegalmente i pezzi più preziosi, infischiandosene degli accordi sottoscritti con le autorità locali.
Traill sembra però ancora esitare nell'idea di demolire del tutto la collocazione geografica delle rovine di Troia.

Gli scavi di “Troia”- Hissarlik, in Turchia

Tuttavia, molti archeologi la pensano in modo diverso. Per esempio, il prof. Dieter Hertel (che insegna Archeologia Classica all’Università di Colonia ed ha preso parte a diverse campagne di scavo nell’area di Hissarlik), nel suo libro Troia (pubblicato in italiano nel 2003), dopo aver premesso che «fra i tanti strati che testimoniano le diverse ricostruzioni di Troia dopo ogni distruzione avvenuta nei secoli, le fasi Troia VI (1700-1300) e Troia VII (XIII secolo) non furono il teatro di famose imprese militari», sottolinea che «non è possibile parlare di una spedizione di greci micenei contro la città, fosse essa Troia VI o Troia VIIa [...] Lo studio delle fasi Troia I-VII [...] ci ha rivelato i contorni di una lunga epoca storica, dai caratteri del tutto diversi da quelli del mondo e degli eventi descritti da Omero». Inoltre, «non vi è alcun indizio che consenta di attribuire a una conquista la fine di Troia VI, VIIb1 e VIIb 2 [...] Anche nel caso in cui Troia VIIa sia stata presa con la forza, questo evento non può aver trovato riflesso nella saga greca: nemmeno il minimo indizio depone a favore di tale possibilità». Per di più, aggiunge Hertel, «nei dintorni di Troia non è stato trovato alcun segno di un assedio contemporaneo agli strati di distruzione rinvenuti nello scavo della città, portato da greci micenei o da altre popolazioni; né trincee, né accampamenti fortificati per le navi, né alcunché di simile è stato scoperto nei dintorni della città, sulla costa settentrionale o nella baia di Beşika, nonostante le numerose e alacri ricerche condotte».  
Da notare che i turisti in visita agli scavi vengono spesso portati a vedere resti come la cosiddetta “tomba di Aiace”: peccato che tali reperti archeologici risalgano all’epoca romana, circa un millennio dopo Omero, e furono costruiti per far contenti i già allora numerosi viaggiatori provenienti da Roma, compresi alcuni imperatori, che restavano affascinati nello scoprire quelle che Virgilio aveva raccontato essere le “radici” degli antichi romani! Trascriviamo testualmente quel che dice di Omero  Il libro dei libri perduti di Stuart Kelly, riprendendo il già citato  Agone tra Omero ed Esiodo:  «L'imperatore Adriano cercò di districare quei resoconti contraddittori chiedendo un parere alla sibilla Pizia, che gli rispose: “Itaca è la sua patria, Telemaco suo padre, ed Epicasta, figlia di Nestore, la madre che lo partorì, un uomo che è di gran lunga il più saggio fra i mortali”. Se aveva ragione, e se Telemaco, figlio di Ulisse, era l'antenato di Omero, l'Odissea è una biografia di suo nonno oltre che un poema epico» e quindi, aggiungiamo noi, un espediente agiografico per legittimare il suo potere su Itaca. Così la Pizia, che era a capo dell’oracolo di Delfi, poteva magari essere a conoscenza di qualche “mistero”, ben custodito e ben tramandato da generazioni. Niente male l'idea di Omero, figlio di Telemaco, che scrive la storia della nobile casata...

Si aggiunga poi che se si vanno a vedere le descrizioni che Omero fa di Troia, per esempio nei libri XII e XX dell’Iliade, ci si accorge che l’antica città di pietra del sito di Hissarlik, fondata cinquemila anni fa sulla costa turca, ha ben poco in comune con quello che sembra un tipico villaggio fortificato dell’Europa nordica. Omero riferisce che le mura del campo degli Achei sono ancor più imponenti di quelle di Troia, ma che vengono in parte abbattute durante un attacco troiano, e poi spazzate via dalla successiva piena del fiume. La stessa Troia verrà poi completamente distrutta da un incendio: il tutto fa arguire che fosse fatta in gran parte di legno; Omero sottolinea che solo le case dei membri della famiglia reale erano di pietra.


Villaggio rurale nel museo all’aperto di  Olsztynek, Polonia. Così dovevano essere le case dei protagonisti dei poemi omerici.

Si consideri quanta fatica fece secoli dopo Giulio Cesare per fare capitolare Alesia, la città dei Galli, per rendersi conto di quanto i villaggi del Nord Europa fossero difficili da espugnare, pur essendo protetti solo da robuste palizzate di tronchi, talvolta rinforzate da pietre. Bisogna notare anche che i resti della città gallica non sono ancora stati  identificati con certezza, nonostante le intense ricerche e benché la sua esistenza non sia mai stata messa in dubbio: potrebbe essere la stessa cosa successa alla Troia nordica, che sarebbe in ogni caso ben diversa dalle possenti fortezze di pietra immaginate da Schliemann e che siamo abituati a vedere in film e documentari storici.  A questo punto si può anche pensare, riprendendo le osservazioni di alcuni storici dell’antica Grecia,  che il famoso “Cavallo di Troia” fosse in realtà una specie di “macchina da guerra”, non molto dissimile da quelle architettate da Cesare per conquistare Alesia. C’è anche da considerare la propensione dei popoli nordici a bere e sbronzarsi in modo esagerato, ben testimoniato da tutte le fonti storiche: Troia fu distrutta perché i suoi abitanti, illusi che i nemici se ne fossero andati, non misero nessuno di guardia e si diedero alla pazza gioia tanto da essere tutti ubriachi fradici!  L’eroe troiano Enea poi afferma (Iliade XX, 219-240) che la fondazione della sua città risale a meno di sei generazioni prima, cioè a circa 200 anni addietro; quindi se la guerra datasse al 1200 avanti Cristo, e la fondazione al 1400, ci sarebbero “appena” 1600 anni di differenza con la data reale di nascita della città turca, che le indagini stratigrafiche collocano nel 3000 avanti Cristo! Insomma, nonostante  nell’antichità ci fossero continue guerre, e gli incendi negli abitati fossero eventi piuttosto comuni, non si riesce a trovare la cosiddetta “pistola fumante” che riesca a provare una correlazione inequivocabile tra i resti archeologici di Hissarlik e gli eventi della guerra e della distruzione di Troia così accuratamente descritti nei poemi. Non quadrano i tempi e i luoghi. In poche parole, non c’è quello che dovrebbe esserci, e c’è quello che non dovrebbe esserci! Alla fine di questo discorso, dunque, gli archeologi avrebbero tutti i motivi per tirare un bel sospiro di sollievo al pensiero che la gloriosa città cantata da Omero non sia quel cumulo di macerie devastate dal “mitico” Schliemann! Il tanto vituperato mondo accademico ottocentesco aveva le sue buone ragioni nel diffidare da quell'avventuriero, e sarebbe ora che lo facesse anche il mondo accademico attuale.
Ma la storia non finisce qui: nel 1912 un certo Paul Schliemann, sedicente nipote di Heinrich, vendette a un giornale un lungo articolo, corredato di particolari mirabolanti, in cui sosteneva che suo nonno gli aveva lasciato una serie di reperti archeologici e di indizi per scoprire nientemeno che la perduta civiltà di Atlantide. La faccenda suscitò ovviamente un certo scalpore, e il buon Paul, degno erede (vero o presunto) di suo nonno, godette per un breve periodo di una immeritata fama. Poi però, quando le sue affermazioni cominciarono ad essere vagliate più attentamente e risultarono del tutto prive di fondamento, il bravo nipotino preferì sparire dalla circolazione, non prima di aver dichiarato con spudorata faccia tosta: "Ma se dovessi dire tutto quello che so, dove andrebbe a finire il mistero?". Comunque, se avrete un po' di pazienza, tra qualche pagina andremo ad indagare anche sulla questione di Atlantide e di altri enigmi mitologici: come vedete, non ci facciamo mancare niente. 


Quindi, tornando alla geografia omerica, la Troia della Turchia non è altro che una delle tante città chiamate così, come ce n’è una in Puglia, una in Portogallo, una Troyes in Francia, una Troynovant nell’antica Inghilterra, per non parlare della ventina circa di Troy negli USA. Nel caso di Ilio abbiamo due Ilion in Grecia e una presso New York. Del resto questo meccanismo di chiamare luoghi diversi con lo stesso nome ha continuato a perpetuarsi dall’antichità fino ai giorni nostri: basti pensare che il termine Eridano indicava anticamente un fiume europeo (non si è mai capito se il Rodano o il Reno, o qualcun altro) e poi ha designato il Po. O a quanti monti Olimpo ci sono: sette tra Grecia e Turchia, alcuni altri sparsi per il mondo, tra cui uno in America, e uno persino su Marte! In pratica, ogni volta che si incontrava una montagna più alta delle altre, qualcuno prontamente la battezzava con il nome della sede delle divinità. E' la stessa cosa che fanno gli astronomi dalla notte dei tempi e ancor oggi, quando devono battezzare qualche nuovo pianeta, o satellite, o cometa, e pescano a piene mani dalla mitologia.  Quindi Schliemann non ha scoperto la Troia omerica, ma solo un’importante città dell’antichità che poi è stata chiamata così. Sarebbe ora interessante scoprire quale città fosse, magari è proprio quella che gli Ittiti chiamavano Wilusa (anche se la sua localizzazione geografica sembrerebbe diversa), che è stata in seguito confusa dagli antichi per la sua assonanza  con la Ilio omerica.  Quella dell’archeologo dilettante tedesco non fu un'impresa particolarmente difficile, in fondo: egli era un ricco mercante, che viaggiava molto ed era appassionato di archeologia, in un’epoca in cui i ricchi viaggiatori erano pochissimi, e gli archeologi ancora meno. Bastava solo chiedere un po’ in giro e lasciare qualche mancia, per scoprire resti interessanti. Bei tempi! 
Per sapere dov'era l'antica Troia https://astutoomero.blogspot.com/2017/03/omero-racconto-delle-saghe-nordiche.html

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