Diceva Mark Twain, "E' più facile ingannare la gente piuttosto che convincerla di essere stata ingannata"
Omero è una continua fonte di frustrazione per gli archeologi, per i filologi e tutti i commentatori... centinaia di pagine con migliaia di nomi, eventi, riferimenti, località ecc. che però finiscono con il confondere le idee anziché aiutarci a chiarirle. Ma se invece la soluzione fosse diversa da quelle faticosamente elaborate nei secoli dai letterati? Perché Omero continuava a lodare l'arte dell'inganno? Perché dormiva... o perché è lui che ha ingannato tutti per 3000 anni? E i miti sono soltanto delle belle favole oppure nascono da eventi reali di cui si comincia solo ora a intravvedere l'origine?

sito in inglese-english version
http://cunninghomer.blogspot.it/


lunedì 22 marzo 2021

DANTE & OMERO

 

Visto che tutti parlano del sciur Dante, eccovi un breve estratto dal mio L'ASTUTO OMERO : 

 

A proposito di traduzioni, forse non molti sanno che esiste persino una versione dell’Iliade in dialetto veneziano: il suo autore è nientemeno che il più celebre playboy della storia, anche lui diventato famoso per le avventure, i viaggi e i guai… tale Giacomo Casanova! Certo, è un’esperienza a dir poco spiazzante sentire il possente Agamennone parlare come Sior Todero Brontolon!

Tradurre è un po' tradire, dicono i saggi, ma per fortuna oggi i progressi dell'informatica ci consentono anche di avere eccellenti traduzioni automatiche… o no? Posso raccontarvi un simpatico caso che mi è capitato poco tempo fa: avevo trovato su internet un lungo articolo di archeologia in inglese, e per avere un'idea rapida di che cosa trattasse, ho pensato bene di farlo tradurre da uno dei migliori traduttori automatici presenti in rete. C'era un frase che diceva: “Negli scavi i ricercatori hanno trovato molte foche”… come, scusate, foche in Mesopotamia? Forse c'è qualcosa che non quadra… in effetti il testo inglese parlava di “many seals” e seal può voler dire “foca”, ma anche “sigillo”, e quindi logicamente negli scavi erano stati trovati molti sigilli. In un altro punto la traduzione italiana raccontava di un re assiro che possedeva una biblioteca con molte “compresse”, dove il termine originale era “tablets”, cioè tavolette! La storiella può dare un'idea di come una traduzione possa essere completamente fuorviante se il traduttore non sa esattamente di che cosa sta parlando l'autore, o a quale contesto storico e geografico si riferisce. Come pure, talvolta, non si riesce a interpretare correttamente il tono ironico di un’espressione, come nel caso della madre dell’accattone Iro, che probabilmente era tutt’altro che nobile, o dell’aggettivo ἀμύμων (amū́mōn), che caratterizza Egisto, assassino di Agamennone nonché amante di Clitemnestra, che era tutt’altro che“nobile, eccellente, irreprensibile”, come viene spesso tradotto.


Ora però un esempio può essere utile per spiegare meglio come tuttavia i poemi possono essere stati trasmessi per tre millenni fino a noi, senza che il loro significato sia stato sostanzialmente alterato, e senza dover supporre un massiccio intervento di diversi autori sul testo originario, come invece sostengono molti filologi. Prendiamo un paio di versi celeberrimi:


A metà del cammino della mia esistenza

mi trovai in una scura foresta


Penso che tutti abbiano riconosciuto l’inizio del più famoso poema italiano, La Divina Commedia di Dante Alighieri, anche se qualcosa è cambiato… infatti noi lo conosciamo così:


Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura


Che cosa è cambiato? Praticamente tutto, ma sostanzialmente niente! Nel mezzo è diventato A metà, cammin si è allungato a cammino, di nostra vita è diventato singolare, della mia esistenza, ritrovai è stato corretto in trovai, e infine selva oscura non solo ha cambiato le parole, ma ha pure invertito l’ordine tra aggettivo e sostantivo trasformandosi in scura foresta. Eppure, nonostante tutte le modifiche forzatamente introdotte, il senso del discorso è rimasto chiarissimo. Noi sappiamo per certo che la Commedia è opera di un unico autore, ma se anche ad essa fossero stati applicati certi metodi di indagine con cui sono state sezionate l’Iliade e l’Odissea, forse qualche glottologo sarebbe arrivato a sostenere che tutte le volte che compare la parola cammin, questa è opera di Dante, mentre la parola cammino è opera di un altro autore. Sappiamo invece benissimo che i poeti modificano spesso le parole per motivi di metrica e musicalità del verso. L’esempio è volutamente esagerato, ma serve per dare un’idea di come si sia proceduto per secoli, solo perché non si è riusciti a individuare la logica con la quale entrambi i poemi omerici sono stati costruiti. Anche nella Divina Commedia si mescolano realtà, personaggi storici, racconti di tradizione orale e fantasia, ma nel caso di Dante è molto più facile distinguere le varie componenti, perché disponiamo di molta più documentazione rispetto ad Omero. Naturalmente, ciò non vuol dire che un verso poetico non possa prestarsi a molteplici interpretazioni, anche perché molto spesso è proprio quello lo scopo del poeta: un bravo esegeta può dire che l'inizio della Divina Commedia rappresenta lo stato di turbamento di un uomo maturo che deve affrontare le proprie incertezze esistenziali, mentre con un'altra interpretazione più banale si potrebbe sostenere che quello è il racconto di un tizio un po' distratto che si è perduto in un fitto bosco!

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giovedì 11 febbraio 2021

IL DISCO DI NEBRA E L'ASTUTO OMERO

cliccare sulle foto per ingrandirle 








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domenica 22 novembre 2020

Copertina dell'ASTUTO OMERO

 Copertina

            dorso                                                                       


retro copertina

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venerdì 20 novembre 2020

I due libri a confronto

 12 anni fa,  il primo libro era finalista al premio Firenze...



ma  ora il bimbo è un po' cresciuto... PER ACQUISTARE LA VOSTRA COPIA https://astutoomero.blogspot.com/2017/07/neomecenatismo.html

 



 
 
Climatologia, migrazioni, lotte di potere, fake news, scienza e pseudoscienza, epidemie, estinzioni di specie, danni ecologici, tecnologie militari, emancipazione femminile, genetica, razzismo... si può pensare ad argomenti più attuali? Ed è tutto ne L'ASTUTO OMERO! 
 
 

martedì 10 novembre 2020

SITOGRAFIA

DATO CHE DAL LIBRO STAMPATO NON POTETE ACCEDERE RAPIDAMENTE ALLA SITOGRAFIA, VI RIPORTO QUI TUTTI I LINK RELATIVI AD ALCUNI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI NELL'ASTUTO OMERO

Sitografia

(Ovvero, alcuni siti internet per approfondire gli argomenti trattati)


Parla da saggio ad un ignorante ed egli dirà che hai poco senno.”

Euripide


http://guide.supereva.it/greco ampio sito dedicato a recensioni e analisi su storia e letteratura greca

www.logos.it : il Gruppo Logos è uno dei principali operatori mondiale nel settore della conoscenza delle lingue; offre inoltre un dizionario multilingua per adulti e per bambini e la Logos library, una gigantesca biblioteca digitale che contiene migliaia di testi in più di 150 lingue, rapidamente consultabile tramite indici elettronici.


Monti di nome Olimpo https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_peaks_named_Olympus


https://it.wikipedia.org/wiki/Omero un sintetico excursus su Omero con le interpretazioni finora in uso


https://it.wikipedia.org/wiki/Omero_nel_Baltico pagina dedicata alla teoria dell'Omero nel Baltico


http://www.incontrostoria.it/Omero2.htm  : un ampio riassunto del lavoro di Felice Vinci; un articolo diverso si trova su www.antikitera.net/download/Omero_nel_Baltico.pdf; molto altro materiale si trova inserendo le parole chiave (omero baltico vinci) su di un motore di ricerca


www.bifrost.it  e www.miti3000.it : tre siti per orientarsi nell’intricato mondo della mitologia


http://it.wikipedia.org/wiki/Disco_di_Nebra e http://www.lda-lsa.de/himmelsscheibe_von_nebra/ : due siti dedicati al misterioso disco di Nebra


Critica sulla profezia di Teoclimeno http://www.duepassinelmistero.com/profeziaditeoclimeno.htm


Significato astronomico delle grotte di Lascaux http://www.duepassinelmistero.com/lascauxeastronomia.htm


Immagini delle coppe di Hoby http://oldtiden.natmus.dk/udstillingen/aeldre_jernalder/hoevdingegraven_fra_hoby/soelvbaegrene_fra_hoby/language/uk/


Il meteorite della Russia del 2013 http://it.wikipedia.org/wiki/Meteora_di_%C4%8Celjabinsk e video relativo https://www.youtube.com/watch?v=dpmXyJrs7iU


La battaglia del fiume Tollense http://www.sciencemag.org/news/2016/03/slaughter-bridge-uncovering-colossal-bronze-age-battle e anche https://larazzodeltempo.it/2020/tollense


La leggenda del volo del calabrone http://www.monicamarelli.com/content/il-mistero-del-bombo


Il sito di Malena Lagerhorn con diversi articoli in svedese e in inglese https://ilionboken.wordpress.com/


Elenco dei principali enti del turismo http://www.adutei.it/index.php/soci-di-adutei


Sito worth1000, con le immagini false di giganti e molto altro https://blog.designcrowd.com/article/880/giant-skeletons-real-or-fake


Articolo di Paolo Colona relativo al mito di Issione https://www.accademiadellestelle.org/svelata-la-scienza-dietro-un-mito-antico/


Le molteplici varianti del verbo “vedere” in Omero https://studiahumanitatispaideia.wordpress.com/2013/01/14/luomo-nella-concezione-di-omero/


Cronologia della storia antica https://it.wikipedia.org/wiki/Cronologia_della_storia_antica




sabato 17 ottobre 2020

E IL FIUME MORMORA (IN NORVEGIA)

 

Cogliamo l'occasione per esaminare un'altra delle critiche che vengono rivolte a Vinci, così come viene riportata da Wikipedia: “Le prove che Vinci sostiene di aver rintracciato nei testi omerici a favore della ambientazione baltica sono talvolta assolutamente inconsistenti. Ad esempio la descrizione del modo con cui Ulisse si salva dal mare ed arriva alla terra dei Feaci (libro V dell'Odissea), che secondo Vinci farebbe pensare ad un fenomeno di marea che spinge l'acqua del mare a risalire la corrente dei fiumi (tipico dei mari oceanici), in realtà dimostra proprio il contrario; l'eroe infatti una volta raggiunta la riva del fiume si toglie dal petto il velo che gli aveva dato Ino Leucotea (la dea marina figlia di Cadmo) e lo getta nel fiume ‘che correva mormorando verso il mare’. Quindi la corrente del fiume era diretta dall'interno verso il mare e non viceversa”. Questa è una splendida dimostrazione di come certi grecisti farebbero meglio a occuparsi di letteratura e non di geografia fisica: da che mondo è mondo i fiumi continuano a scorrere verso il mare, anche quando la marea è in grado di poterne risalire IN PARTE il corso! Quindi la descrizione omerica corrisponde perfettamente alla morfologia nordica: l'onda di marea sospinge il naufrago Ulisse all'interno della foce del fiume, fino al punto in cui le due spinte, quella dell'acqua del fiume che scende, e quella del mare che risale, si annullano a vicenda. A questo punto Ulisse può prendere terra e liberarsi del velo magico della dea marina, restituendolo al mare, che nel frattempo ha esaurito la sua spinta di marea e si sta ritirando. Il fiume “mormora” proprio perché le sue acque non scorrono in modo fluido, ma sono ostacolate dalla corrente di marea. Ulisse poi passa la notte avvolgendosi nel fogliame, finché al mattino verrà risvegliato dalle ragazze che vanno alla foce per lavare i panni (e i panni vanno lavati nell'acqua dolce, e tranquilla) e per giocare a palla.


Bergen, Norvegia, i monti ombrosi della terra feacia?

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martedì 13 ottobre 2020

PREFAZIONE di Giulio Giorello


"E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”.
Albert Einstein

Considero questo libro un doveroso omaggio a Giulio Giorello, vero “uomo di multiforme ingegno”, che meglio di me e di tutti ha saputo coniugare la passione per la scienza con la mitologia e i poemi omerici.
Perché un filosofo della scienza come Giorello ne ha scritto la prefazione? Perché questo è il primo saggio che affronta realmente i poemi omerici, e in particolare l'Odissea, dal punto di vista dell'indagine scientifica senza pregiudizi, scritto da un giornalista scientifico laureato in Scienze Naturali, con trent'anni di esperienza nel campo della divulgazione.
Un tipo di approccio completamente diverso da quello usato finora dai letterati, che tendono a risolvere ogni problema con le facili soluzioni degli errori di copiatura, delle licenze poetiche e delle interpolazioni introdotte senza apparente motivo da altri poeti. Con la corretta individuazione dell'ambiente storico, geografico e archeologico si risolve l'infinità di problemi che hanno fatto ammattire generazioni di studiosi.

PREFAZIONE di Giulio Giorello  

La questione omerica è secolare, se non millenaria. Avverte opportunamente l’autore di questo volume che già nell’Antichità si desiderava saperne di più circa il “cieco” Omero, il cantore di cui si potrebbe dire “che ai numi per la voce somiglia”, come leggiamo dell’aedo Femio nel primo libro dell’Odissea. È stato un curioso filosofo-filologo, Giambattista Vico, a spostare i termini del problema, vedendo in Omero semplicemente un nome per quella sapienza dei popoli che riusciva a esprimersi nella “concreta” logica del mito. Del resto, il protagonista dell’Odissea era assurto a esploratore troppo audace con Dante, a simbolo di “eroico furore” in Giordano Bruno, a machiavellico consigliere politico (non digiuno di astronomia copernicana!) in Shakespeare. Nell’Ottocento è diventato il simbolo del “prudente” ricercatore, per la penna di quell’Ulisse moderno che si sentiva Charles Darwin nel suo Viaggio sul Beagle; nel Novecento si è risvegliato residente in Eccles Street n. 7 e cittadino di Dublino nei panni di Leopold Bloom, “ebreo greco” o, se si preferisce, “greco ebreo” gettato nell’Irlanda divisa tra repubblicani e orangisti, tra uomini d’ordine e risoluti ribelli pronti all’uso della “forza fisica”. E al nuovo Omero del xx secolo, cioè il cieco (in vecchiaia) James Joyce era familiare la bizzarra ipotesi di Samuel Butler, che riteneva che il vero autore dell’Odissea fosse… un’autrice – più precisamente, una nobile siciliana dell’Età del Bronzo.
La questione omerica è diventata un labirinto, non meno complesso di quello che si immagina architettato da Dedalo, e in un momento di lucida sincerità Alberto Majrani confessa: “Ma se io fossi così pazzo da scrivere un libro su quest’idea, Lei sarebbe così pazzo da farmene la prefazione?” Il Lei sono io. La mia non mi sembra troppo grande; quanto alla follia dell’Autore, diremo con Manzoni che giudichi chi sa – e con Shakespeare che comunque in tale follia c’è del metodo. Ma non sveliamo – per non sciupare la sorpresa al lettore – la soluzione dell’enigma. Basterà dire qui che non si tratta tanto della risposta alla domanda Chi è Omero?, bensì a quella ancor più impegnativa Chi è Ulisse? L’eroe, infatti, ha due nomi: Ulisse e Nessuno. Uno evoca sofferenza, ma anche odio; l’altro la non-identità. Il che vuol dire che quella costellazione di miti che si dispiega sopra Itaca e sopra Troia lascia aperto il gioco dell’interpretazione.
Majrani pensa al primo dei tanti Omero possibili come a un cantore di corte che “si occupa di raccontare una storia che giustifichi la presa del potere del suo signore, avvenuta tramite una congiura di palazzo”. Fin qui, tutto bene; ma poi sostiene che quel “geniale inventore” avrebbe disseminato la sua opera di indizi per farci intendere una più profonda versione degli eventi: fino a spostare persino le Colonne d’Ercole dal Mediterraneo alle coste dell’Ulster, dove sorge quella “straordinaria formazione naturale” nota oggi come Giant’s Causeway. Chissà se ne sarebbero stati contenti Butler, Joyce o l’epico W.B. Yeats? Se la mitologia (non solo greca!) è ricca di sdoppiamenti, in essa non mancano curiose identificazioni tra personaggi apparentemente opposti, che agli occhi degli dei (e dei lettori) si rivelano la stessa cosa, un po’ come capita coi Teologi di un celebre racconto di Borges. Quella di Majrani non sarà forse la storia vera, ma è comunque ben trovata. Ci spiace solo una cosa: che il suo “infallibile arciere” consumi alla fine la propria vendetta, mentre le nostre umane simpatie vanno a quell’avatar che è il già citato Bloom. Il quale (a proposito di radici ebraiche!) non “lapida” la sua adultera, (a proposito di radici greche!) uccide il pretendente, ma si insinua dolcemente nel letto dell’infedele Penelope-Molly, affascinandola con le parole con cui racconta la sua quotidiana Odissea dublinese.

Giulio Giorello † 


Giulio Giorello ha insegnato Filosofia della Scienza presso l’Università degli Studi di Milano. Dalla filosofia e storia della matematica è passato a interessarsi alle tematiche del cambiamento scientifico e delle relazioni tra scienza, etica e politica. Collaborava con il Corriere della Sera e con il Piccolo Teatro di Milano; dirigeva, presso Raffaello Cortina Editore, la collana Scienza e idee. Nel 2001 è stato insignito della Medaglia per alti meriti scientifici dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Recentemente aveva pubblicato: Prometeo, Ulisse, Gilgameš. Figure del mito (Milano 2004); Di nessuna chiesa (Milano 2005); con Pier Luigi Gaspa, La scienza tra le nuvole (Milano 2007); con Edoardo Boncinelli, Lo scimmione intelligente (Milano 2009); e con Ilaria Cozzaglio, La filosofia di Topolino (Parma, 2013). Il virus Covid-19 ce l’ha portato via il 15 giugno 2020: la Scienza, a cui Giorello ha dato tanto, non è riuscita a difenderlo da un esserino apparentemente insignificante ma pericolosissimo. Si potrebbero adattare alla sua persona le parole del matematico e astronomo torinese Joseph-Louis Lagrange che si dolse della decapitazione di Antoine-Laurent de Lavoisier durante la rivoluzione francese dicendo: «Ci è voluto solo un istante perché gli staccassero la testa, ma la Francia non ne avrà una così neanche in un secolo.» Di Giulio Giorello rimangono il ricordo della simpatia e della disponibilità, nascosti sotto la maschera di burbero professore.

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