Diceva Mark Twain, "E' più facile ingannare la gente piuttosto che convincerla di essere stata ingannata"
Omero è una continua fonte di frustrazione per gli archeologi, per i filologi e tutti i commentatori... centinaia di pagine con migliaia di nomi, eventi, riferimenti, località ecc. che però finiscono con il confondere le idee anziché aiutarci a chiarirle. Ma se invece la soluzione fosse diversa da quelle faticosamente elaborate nei secoli dai letterati? Perché Omero ha continuato a lodare l'arte dell'inganno? Perché dormiva... o perché è lui che ha ingannato tutti per 3000 anni? E i miti sono soltanto delle belle favole oppure nascono da eventi reali di cui si comincia solo ora a intravvedere l'origine?

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venerdì 27 maggio 2016

Capitolo 4 - Ma chi era questo Omero?




Capitolo 4 - Ma chi era questo Omero?

“Il poeta può sopportare tutto. Tranne un errore di stampa.”
Oscar Wilde


Busto di Omero, copia romana di opera greca, Roma, Museo Capitolino

Dall’antichità fino ai giorni nostri, nei luoghi di potere è echeggiato il canto e la musica degli artisti che sbarcavano il lunario tessendo le lodi del potente di turno, o semplicemente cercando di allietarlo con belle storie. Non solo musicisti e letterati, ma anche pittori, scultori, vasai e una miriade di ottimi artigiani si spostavano da una corte all’altra, diffondendo le proprie tecniche e il proprio stile in vari angoli del pianeta. A volte tali artisti erano così bravi che le loro opere hanno continuato ad essere ammirate per parecchi secoli dopo che era venuto meno il motivo per cui erano state create, e il cantore è diventato più famoso del suo mecenate: quanti saprebbero dire presso chi lavorasse Dante Alighieri?
Ma pensiamo anche al più famoso poeta di Roma, Virgilio, che scrisse l’Eneide per  compiacere l’imperatore Augusto e dare lustro alla sua casata, attribuendo all’eroe troiano Enea il merito di aver fondato la dinastia. Il lavoro di Virgilio ricalca a volte spudoratamente i poemi omerici: Ulisse è sceso nell’oltretomba? Bene, anche Enea ci fa una capatina. Achille si è fatto forgiare le armi dal dio Efesto? Eccole belle e pronte anche per Enea. Gli Achei facevano le gare di corsa con i carri? Subito si organizza una gara tra le navi. E così via per cinquecento pagine. E siccome un po’ di campanilismo non guasta mai, ecco arrivare in aiuto di Enea anche delle truppe dalla lontana Mantova, città che aveva dato i natali allo stesso Virgilio. In effetti, Virgilio utilizzò una serie di leggende che già esistevano e ne aggiunse delle altre inventate di sana pianta per narrare le gloriose origini della Gens Iulia: oggi la chiameremmo una “compilation a tema”. Se ne vergognava un pochino, a dire il vero, tanto che in punto di morte ordinò che fosse bruciata: il che non avvenne per l’intervento dello stesso imperatore, e per la gioia degli studenti dei duemila anni successivi.
 
Lucignano (Arezzo). Affresco nel Palazzo Comunale, raffigurante Publio Virgilio Marone


Altri poemi celebrativi nacquero per esaltare la casa regnante dell'epoca attraverso la nobiltà dei suoi antenati, oppure per motivi di propaganda ideologica e religiosa. I critici letterari, che amano le parole difficili, hanno chiamato questo genere di autori con l’appellativo di “panegiristi”, perché scrivevano il panegirico, cioè un componimento finalizzato all’esaltazione dei meriti di un personaggio, di una città o di un popolo. I primi esempi conosciuti risalgono alla Grecia del VI secolo avanti Cristo, ma qualcosa di molto simile ha continuato ad esistere fino ad oggi, passando dalle canzoni dei paladini medioevali alle pompose opere realizzate per i regimi totalitari. Solo nell'epoca moderna, grazie all'invenzione della stampa e all'alfabetizzazione di massa, qualche autore è riuscito a campare "vendendo" le proprie opere, ma fino a poco tempo fa un artista aveva sempre bisogno di un committente che lo foraggiasse e talvolta lo proteggesse. A meno che non fosse ricco di suo o avesse un altro lavoro. Persino gran parte delle scoperte scientifiche sono state opere di preti o di nobili, cioè di gente che poteva vivere senza lavorare. Ma la domanda fondamentale è: "A chi potevano servire l'Iliade e l'Odissea?"
Si può ragionevolmente pensare che anche Omero, circa dieci secoli prima di Virgilio, e pochi  secoli prima degli antichi panegiristi, abbia fatto qualcosa di simile: prendere una serie di leggende, adattandole e legandole assieme attraverso un filo comune. Naturalmente si trattava di esaltare la famiglia reale di allora, composta da Telemaco e Penelope, ed attribuire loro una dignità regale confermata non solo dal “miracoloso” e vendicativo ritorno del titolare Ulisse, ma anche  dalla volontà divina. Omero non fa “mitologia”, ma fa “mitizzazione”, ovvero si occupa di trasformare un personaggio realmente esistito (il protagonista Ulisse nel caso dell’Odissea, Achille nel caso dell’Iliade) in un essere semidivino, che  interagisce frequentemente con gli dei. Gli altri possono essere potenti sovrani o grandi guerrieri, ma sono sempre umani: possono invocare le divinità, ma esse non rispondono se non tramite qualche fenomeno naturale, mai “dialogando”, come invece fa la dea Atena con Ulisse, oppure la ninfa Teti con suo figlio Achille (il quale si mette addirittura a parlare con il proprio cavallo, nel finale del diciannovesimo libro dell’Iliade!). D’altra parte, quando gli antropologi chiedono a qualche anziano capotribù di uno sperduto villaggio di parlare dei propri antenati, si sentono narrare delle storie tipo questa: “Mio padre era un grand’uomo, ma mio nonno era un uomo eccezionale; il bisnonno addirittura sapeva fare cose che nessun altro uomo ha saputo ripetere, mentre i miei antenati erano degli Dei”. Del resto se chiedessimo a molti di noi come si chiamavano i nostri trisnonni, che mestiere facessero, e di dove fossero originari, non saremmo in grado di rispondere. Naturalmente noi possiamo anche non credere all’origine  divina del buon capotribù, ma ciò non toglie che egli abbia avuto realmente un padre, un nonno e degli antenati! In qualunque dinastia il sovrano discende da un Dio o da un eroe leggendario; quindi c'è bisogno di inventare una mitologia che lo riguardi. Se poi qualche leggenda preesistente si può adattare al nuovo personaggio, tanto meglio: ecco spiegato come mai ci sono continue analogie tra miti anche molto distanti tra loro sia nel tempo che nello spazio.

 Vista infine l’influenza di Penelope come regina, era bene esaltare anche la condizione femminile: da qui l’importanza di personaggi come Arete, Circe, Calipso, Nausicaa, che sono comunque in grado di soggiogare il povero maschio con il potere politico, le arti magiche o semplicemente l’ingenuità e la bellezza.

Ma… nella vita dei cantori c’è sempre un ma… Omero ha trovato il modo di inserire tutta una serie di messaggi, più o meno criptici, per far capire come la vicenda  si fosse sviluppata veramente. In pratica, Omero, che alcuni biografi antichi dicevano “amante degli enigmi”, ha raccontato un autentico “thriller”, fornendo tutti gli indizi per scoprire l’assassino, senza però fornire la soluzione finale.
Ho quasi l’impressione che ci stia osservando con un sorriso beffardo pensando: “Razza di zucconi, ce ne avete messo di tempo per scoprire come sono andate le cose!”. E il bello è che Omero trova anche il modo di parlare di se stesso in modo lusinghiero, come sempre mettendo i discorsi in bocca ad altri. Ed ecco infatti che [...]

Fin dall’antichità è sorto il problema di capire chi fosse in realtà Omero, e quale origine avessero avuto i suoi poemi più famosi, ossia l’Iliade e l’Odissea, per non parlare di alcune operette minori che gli vengono attribuite. In realtà non c’è quasi niente di certo: tutto ciò che è stato detto e scritto fino ad oggi appartiene al campo delle ipotesi, non suffragate però da alcuna “prova” inoppugnabile. Talvolta queste ipotesi si sono consolidate, tanto da apparire come fatti del tutto acquisiti e indubitabili: niente di più sbagliato! Diceva Sherlock Holmes: «È un errore enorme costruire teorie prima di avere in mano tutti gli elementi. Senza accorgersene, si cominciano a deformare i fatti per adattarli alle teorie, anziché accordare le teorie ai fatti».
Riassumiamo brevemente quanto sembra emergere dagli studi di filologi, storici ed archeologi: in base a vari elementi, si pensa che Omero fosse un poeta vissuto in Grecia intorno all’VIII (alcuni dicono VI) secolo avanti Cristo, ma che gli eventi da lui narrati risalgano al XIII-XII secolo circa avanti Cristo, poiché le caratteristiche della società e della tecnologia (per esempio le armi di bronzo), sono molto più arcaiche di quelle dell’ottavo secolo. Purtroppo non si trova niente che possa far risalire gli avvenimenti a prima dell’ottavo secolo: né scritti, né vasi, né affreschi, né altro che possa essere messo in relazione con i personaggi omerici, se non a costo di acrobatici esercizi di fantasia, per non dire di vere e proprie forzature.[...]



In epoca romana, il poeta Orazio si permetteva di sbeffeggiare il suo illustre predecessore per le sue (presunte) incongruenze, affermando che “Ogni tanto dorme il buon Omero” (“Quandoque bonus dormitat Homerus”). Nel XVII secolo l’abate François Hédelin D’Aubignac e Giambattista Vico  utilizzarono il termine “questione omerica” per indicare la miriade di problemi irrisolti, e apparentemente irrisolvibili, legati alla persona di Omero e alla genesi dei suoi poemi: un autentico “mattone” indigesto per i poveri studenti e gli altrettanto poveri insegnanti. La  disputa sulla questione omerica è ancora viva ai nostri giorni e quanto ora abbiamo riferito è solo un breve cenno.

Ma a questo punto, alla luce di quanto sta emergendo dal nostro studio, si può tentare di rispondere ad alcune domande fondamentali: Omero è dunque un personaggio realmente esistito? Ora si può pensare realisticamente di sì, anche se non si sa niente di certo: i suoi biografi hanno lavorato molto di fantasia. Ed è sempre lui l’autore di entrambi i poemi? Anche ciò è probabile: potrebbe pure essere che egli abbia scritto solo l’Odissea, e che l’Iliade fosse un testo che esisteva in precedenza, al quale sono state apportate alcune modifiche utili a far quadrare i conti: del resto anche i cantori descritti  nell’Odissea, come Femio e Demodoco, sono due poeti diversi, che narrano però le stesse cose.
Ma i poemi raccontano dei fatti realmente accaduti, o sono soltanto una serie di miti che non trovano riscontro nella realtà? Adesso tale concetto è da rivedere: con queste chiavi, la percentuale di invenzione mitologica si abbassa drasticamente, ed aumenta invece quella di realisticità di entrambi i poemi. I miti non nascono dal nulla, ma sono funzionali allo svolgersi del racconto. Le differenze stilistiche [...]

Scompaiono così anche le apparenti incoerenze, che avevano fatto pensare ad un’opera di più cantori, anziché a quella di un unico autore che ha ben chiaro che cosa vuole raccontare e perché.  Nella seconda parte di questo libro esamineremo ulteriori possibili spiegazioni alternative, e potremo vedere come un’altra chiave, forse ancor più sorprendente, ci consenta di individuare l’origine di certe mitologie di cui finora non si è mai capito molto, nonché di chiarire meglio ulteriori punti oscuri a cui abbiamo accennato, in particolare riguardo alla datazione dei poemi.
Riepilogando, invece, le interpretazioni che vengono insegnate tutt’ora nelle scuole e nelle università di tutto il mondo, i poemi omerici sembrerebbero  un caso praticamente unico, fuori da tutti gli schemi e da tutte le logiche. Senza uno scopo, senza un autore, senza  un committente, e che raccontano storie mai avvenute di personaggi mai esistiti, in luoghi introvabili. Forse c’è qualcosa che non va.
[...]

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