Ricevuto come regalo il libriccino "Indagine su Ulisse", piece teatrale in cui si parla... di me! E ho scoperto una cosa nuova! Che conferma la validità del mio lavoro. Nel mio libro L'ASTUTO OMERO, commentando la discesa nell'oltretomba dei Proci uccisi da "Ulisse", ho scritto "Quando il giovane finisce la sua triste storia con la strage e la morte di tutti i pretendenti, l’Atride Agamennone, anziché consolare le povere vittime, prorompe in una esclamazione quanto mai significativa:
Felice Laerziade, Odisseo ingegnoso,
con grande virtù ti scegliesti la sposa;
che nobile cuore ha avuto la fedele Penelope,
figlia d’Icario, che buon ricordo serbò d’Odisseo,
del suo sposo legittimo! Per questo non morrà mai la fama
del suo valore, e ai terrestri un canto faranno
i numi, glorioso per la fedele Penelope (XXIV, 192-198)
Ma a chi sta parlando? Ad Anfimedonte, ad Ulisse che si trova ad Itaca, oppure all’anima di Ulisse che si trova proprio lì a poca distanza, nell’oltretomba?" Ebbene, come fa notare la professoressa Benedetta Colella, non a caso qui si usa la parola προσεφώνεεν (verso 191): il verbo"pros-foneo" significa “parlare girandosi verso qualcuno".