Diceva Mark Twain, "E' più facile ingannare la gente piuttosto che convincerla di essere stata ingannata"
Omero è una continua fonte di frustrazione per gli archeologi, per i filologi e tutti i commentatori... centinaia di pagine con migliaia di nomi, eventi, riferimenti, località ecc. che però finiscono con il confondere le idee anziché aiutarci a chiarirle. Ma se invece la soluzione fosse diversa da quelle faticosamente elaborate nei secoli dai letterati? Perché Omero ha continuato a lodare l'arte dell'inganno? Perché dormiva... o perché è lui che ha ingannato tutti per 3000 anni? E i miti sono soltanto delle belle favole oppure nascono da eventi reali di cui si comincia solo ora a intravvedere l'origine?

http://cunninghomer.blogspot.it/


giovedì 5 gennaio 2017

Omero raccontò delle saghe nordiche?

Iliade e Odissea. Omero raccontò delle saghe nordiche?
di Alberto Majrani


Chi era Omero? E chi era Ulisse? C’è una verità nascosta dietro gli immortali versi dell’Iliade e dell’Odissea?
Da tre millenni queste domande incuriosiscono generazioni di studiosi di tutto il mondo. Giambattista Vico usò il termine “questione omerica” per definire l’infinita serie di enigmi creati dai due poemi: un autentico mattone indigesto per i poveri studenti e gli altrettanto poveri insegnanti.
E ancora: la guerra di Troia è un evento storico realmente verificatosi, oppure è solo l’invenzione di uno o più poeti, vissuti in epoche diverse?
E i resti archeologici trovati presso il villaggio turco di Hissarlik appartengono davvero alla città di Priamo ed Ettore, oppure questa identificazione è solo il frutto della lucida follia di Heinrich Schliemann, un archeologo dilettante, fortunato quanto incompetente?
In realtà nulla è sicuro, o scientificamente provato. Si tratta di una lunga serie di teorie e supposizioni, più o meno plausibili, che hanno dato luogo a infinite polemiche tra gli studiosi. Al principio degli anni ’90 sono stati pubblicati due libri che collocano decisamente a nord l’ambiente dove operano Ulisse e compagni. Il primo è del giornalista Iman Wilkens, intitolato Where once Troy stood (Dove un tempo stava Troia), che localizza l’antica Troia in Inghilterra, rilanciato recentemente grazie alla citazione del romanziere Clive Cussler nel suo Trojan Odyssey (tradotto in italiano con il titolo abbastanta fuorviante di "Odissea"). L’altro, più convincente, pur con qualche piccolo errore che esamineremo, è il risultato dell'accurata ricerca di un ingegnere nucleare appassionato di letteratura antica, Felice Vinci, pubblicata in un saggio intitolato Omero nel Baltico, pubblicato in ben cinque edizioni e recentemente tradotto anche in russo, inglese, svedese, estone, danese e tedesco, di cui potete leggere due articoli:

http://www.duepassinelmistero.com/omeronelbaltico.htm

http://www.antikitera.net/download/Omero_nel_Baltico.pdf


I due libri hanno messo in crisi una delle poche certezze, ossia la grecità dei poemi e della mitologia classica, poiché anche se è vero che i poemi sono scritti in greco (ma il greco omerico è abbastanza diverso da quello classico), la localizzazione dei luoghi descritti da Omero mal si concilia con le omonime località del Mediterraneo, tanto da aver generato la diceria secondo cui “Omero è un poeta e non un geografo”. Non so se esista un sindacato dei poeti che possa organizzare una manifestazione di protesta contro l'idea che un poeta debba necessariamente essere incompetente in geografia! E poi Omero era un pignolo che descriveva tutto con un’accuratezza minuziosa, difficilmente avrebbe sbagliato continuamente e sistematicamente proprio sul nucleo dei suoi racconti, cioè la vita di eroi e popoli navigatori. Inoltre, è possibile che nessuno, mentre declamava i suoi versi nelle corti, tra guerrieri, mercanti, marinai e altri cantori, gliel’avesse mai fatto notare?
Vinci spiega come i poemi omerici siano verosimilmente delle saghe nordiche giunte fino al Mediterraneo lungo la via dell’ambra. Ciò giustifica le incongruenze geografiche e climatiche dei racconti, come il clima freddo, spesso tempestoso e nebbioso (e la stagione della navigazione era l'estate), gli assurdi percorsi di viaggio, le descrizioni che non quadrano, i capelli biondi di molti protagonisti, e così via. Secondo il nostro ingegnere, i nordici navigatori, scesi in Grecia a fondare nel XVI a.C. la civiltà micenea (tra poco vedremo come modificare questo dato), avrebbero cominciato a rinominare i luoghi del Mediterraneo basandosi sulle loro località di origine, tramandate da mitologie e religioni, allo stesso modo come in America o in Australia avrebbero fatto secoli dopo i colonizzatori europei. Sappiamo dalle testimonianze storiche che i geografi antichi ribattezzavano le località mediterranee; l'unica sostanziale novità, introdotta da Vinci, è che questo lavoro sia stato un po’ più ampio di quanto si era creduto finora. Dopo un lungo periodo di trasmissione orale, i secoli bui del cosiddetto medioevo ellenico, i poemi sarebbero stati messi per iscritto intorno all’VIII a.C., quando si trovano le prime tracce scritte e le prime raffigurazioni. Sintetizzare le miriadi di spunti del volume di Vinci è impossibile; è stupefacente che molti addetti ai lavori lo ignorino tutt’ora, forse per aver superficialmente bollato la tesi come assurda senza averla esaminata con l’accuratezza che invece richiede. Possiamo solo aggiungere che la prefazione del libro è stata scritta dalla professoressa Rosa Calzecchi Onesti, una delle massime traduttrici di Omero, e che riviste scientifiche prestigiose hanno pubblicato lunghi estratti del saggio.


Diverse urne etrusche rappresentano Ulisse e le sirene, con una nave a doppia prua, con la vela quadrata e gli scudi sui bordi, proprio come le navi vichinghe.

Alla fine del 2013 anche il mondo accademico si è finalmente mosso: è uscito un numero speciale della prestigiosa (e costosa) Rivista di Cultura Classica e Medioevale http://www.libraweb.net/sommari.php?chiave=65 interamente dedicato a "La Scandinavia e i poemi omerici". La teoria vinciana è apprezzata da numerosi studiosi, osteggiata da acerrimi detrattori, e ignorata totalmente da altri.
Nell’appendice del mio saggio “Ulisse, Nessuno, Filottete” (Logisma editore http://www.logisma.it/ulisse.htm ) e ora nel nuovo "L'ASTUTO OMERO" (che potete acquistare in forma di ebook qui) mi sono preso la briga di apportarne alcune correzioni, sia dal punto di vista geografico che, ancor più importante, da quello storico e archeologico.
Nel caso della tradizionale localizzazione mediterranea delle vicende, poiché nell’800 a.C. il mondo descritto da Omero non esisteva più da circa 400 anni, si è stati costretti a ipotizzare un lungo periodo di trasmissione orale dei poemi, prima che qualcuno li mettesse per iscritto. Anche Vinci sostiene l’idea della trasmissione orale, partendo addirittura dal XVI secolo. Ma spostandone l’origine nei mari nordici tutto cambia! Per esempio l’età del Ferro nel Nord Europa è cominciata a pieno titolo solo intorno al VI a.C., quindi non c’è da stupirsi se le armi descritte da Omero sono di bronzo. I poemi potrebbero essere arrivati nel mondo ellenico anche poco prima della fine dell’ottavo secolo e subito trascritti. In questo modo non c’è più neanche la necessità di immaginare un lungo periodo di oralità, oltretutto con un bellicoso medioevo in mezzo, prima che i poemi fossero messi per iscritto: tutto può essere avvenuto pochi anni dopo l’arrivo del cantastorie Omero, o di qualcuno della sua scuola, in Grecia. Secondo alcuni autori, l’Iliade e l’Odissea sarebbero state messe ufficialmente per la prima volta per iscritto intorno al VI a.C., all’epoca del tiranno ateniese Pisistrato (ma anche questa notizia non è del tutto sicura). Gli eruditi del tempo avrebbero provveduto a raccogliere e ad accorpare in due racconti organici le differenti versioni dei poemi che giravano in Grecia a quell’epoca, il che potrebbe giustificare alcune variazioni dialettali che si riscontrano. Quanto alla lingua, il Greco presenta molte più affinità con le lingue germaniche e scandinave che con quelle mediterranee; la Grecia e alcune altre zone del Mediterraneo hanno subito parecchie invasioni da nord nel corso della protostoria, e quindi i poemi possono essere giunti assieme a una di queste migrazioni, mentre altre invasioni in tempi e luoghi diversi hanno portato diverse lingue e varianti dialettali nelle isole e nelle località del nostro mare. Oppure, si può anche ipotizzare che il greco omerico rappresentasse una specie di lingua franca in uso lungo la via dell’ambra, parlata e compresa da tutti i popoli che commerciavano la preziosa gemma. O ancora si può pensare che i cantastorie girovaghi, che costituivano in un certo senso l’élite intellettuale dell’epoca, conoscessero l’uso della scrittura, a differenza della grandissima maggioranza degli altri uomini antichi. Con questa nuova localizzazione temporale, l’origine nordica diventa ancora più plausibile, e giustifica l'assenza di testimonianze archeologiche antecedenti l'ottavo secolo. Mi sembrano ipotesi molto più logiche rispetto a quella di una tradizione orale durata secoli, di cui non si trova alcuna traccia (non solo scritture, ma neanche graffiti, vasi, statue), e che dà luogo a infinite contraddizioni. In ogni caso, tutte queste ipotesi, delle quali ciascuna non esclude automaticamente le altre, ma anzi può sommare il suo effetto in vari modi, non mettono in crisi la teoria, ma ampliano enormemente il ventaglio delle date possibili dell’evento. Mi sento comunque di consigliare a tutti gli studiosi di archeologia, filologia, mitologia e ai semplici appassionati il libro di Felice Vinci, perché la quantità di suggerimenti degni di attenzione è veramente impressionante.
Negli altri interventi su questo sito possiamo vedere come un’altra chiave, forse ancor più sorprendente, ci consenta di individuare l’origine di certe mitologie di cui finora non si è mai capito molto, nonché di chiarire meglio ulteriori punti oscuri a cui abbiamo accennato, mettendo in luce la straordinaria coerenza delle opere di Omero e rivalutando pienamente la maestria del loro autore http://astutoomero.blogspot.it/2016/05/parte-prima-chi-come-e-perche.html.
Riepilogando, invece, le interpretazioni che sono insegnate tutt’ora nelle scuole e nelle università di tutto il mondo, i poemi omerici sembrerebbero un caso praticamente unico, fuori da tutti gli schemi e da tutte le logiche. Senza uno scopo, senza un autore, senza un committente, e che raccontano storie mai avvenute di personaggi mai esistiti, in luoghi introvabili, se non a costo di continue forzature interpretative. Forse c’è qualcosa che non va.


videoconferenza

Quando avete voglia di sorbirvi tutta una videoconferenza,
qui potete divertirvi con la vera storia dell'Odissea!
Con me l'archeoastronomo Guido Cossard! La trovate su
https://www.youtube.com/watch?v=jQfBOuNIqSQ
la videoconferenza si riferisce alla prima edizione del libro
tutto quello che vedrete (e molto di più) si trova nella nuova edizione

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