Diceva Mark Twain, "E' più facile ingannare la gente piuttosto che convincerla di essere stata ingannata"
Omero è una continua fonte di frustrazione per gli archeologi, per i filologi e tutti i commentatori... centinaia di pagine con migliaia di nomi, eventi, riferimenti, località ecc. che però finiscono con il confondere le idee anziché aiutarci a chiarirle. Ma se invece la soluzione fosse diversa da quelle faticosamente elaborate nei secoli dai letterati? Perché Omero continuava a lodare l'arte dell'inganno? Perché dormiva... o perché è lui che ha ingannato tutti per 3000 anni? E i miti sono soltanto delle belle favole oppure nascono da eventi reali di cui si comincia solo ora a intravvedere l'origine?

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domenica 1 gennaio 2017

Achille, eroe o gangster?



Recentemente, due mie lettrici, che lavorano nell'editoria svedese, le sorelle gemelle Annika e Malena Lagerhorn, hanno esaminato anche l'Iliade in modo razionale, ripulendola dagli interventi divini e dagli intenti encomiastici di un poeta che doveva lodare Achille mostrandone un ritratto molto più lusinghiero di quello che poteva essere nella realtà. Il lavoro delle sorelle Lagerhorn è partito dall'osservazione dell'episodio finale del poema (libro XXIV), quando il re Priamo riesce stranamente ad arrivare indisturbato nottetempo fin dentro all'accampamento acheo e alla casa di Achille, conducendo un carro con un ricco riscatto per il corpo di Ettore. Naturalmente per far ciò è necessario l'intervento divino, con il dio degli imbroglioni Hermes che provvede a scortarlo e a far addormentare le guardie. Ancora più straordinario è poi il  fatto che grazie a un altro miracolo il cadavere dell'eroe troiano sia integro in tutta la sua bellezza, nonostante il furioso Achille l'abbia ucciso già da dodici giorni e l'abbia trascinato a tutta velocità dietro il suo carro da guerra. Anche in questo caso, come abbiamo visto per l'Odissea, il poeta manda una serie di informazioni che consentono di intuire quale sia stata la vera vicenda che ha dato origine al poema sull'Ira di Achille. Tanto per cominciare, e ci risiamo, Ettore… non era Ettore! O meglio, quello massacrato da Achille non era il glorioso comandante troiano che ne aveva scatenato la vendetta per avere ucciso Patroclo. A metà circa del poema, Ettore viene ferito gravemente al collo dal possente Aiace, svenendo più volte e vomitando sangue, per poi essere soccorso dai troiani (Il. XIV, 409-439). Secondo Felice Vinci, l'arma che lo colpisce, chiamata da Omero "chermadio", non è un semplice sasso o macigno, come viene tradotto normalmente, ma una ben più pericolosa ed efficace ascia da combattimento di pietra, in grado anche di produrre profonde ferite; ciononostante, Ettore riesce a riprendersi giusto giusto per rientrare in battaglia e uccidere Patroclo colpendolo con la lancia nel ventre. Però Patroclo era stato ferito un attimo prima alla schiena da un certo Euforbo, che aveva approfittato del malore occorso allo stesso Patroclo (XVI, 785-867) perché colpito dal dio Apollo (un evento facilmente interpretabile come un collasso per lo sforzo eccessivo sostenuto in continui combattimenti). C'è da pensare che allora Patroclo sarebbe morto comunque, anche senza l'intervento di Ettore. Quindi, argomentano le due diaboliche gemelline, forse Ettore non era sopravvissuto al colpo di chermadio, ma era morto dentro le mura di Troia dopo pochi giorni, e per questo motivo il suo corpo era così in buono stato. Però non si poteva inventare un poema per lodare la capacità di Achille di uccidere un troiano qualsiasi, ma bisognava trovare un nemico glorioso come il comandante in capo dell'esercito nemico. Più è forte l'avversario, più grande è la gloria di chi riesce a batterlo. Lo stesso Achille, poi, era stato capace di razziare un buon bottino uccidendo dei semplici pastori dei villaggi vicini e di rapire un po' di donne, ma si era guardato bene dall'entrare in guerra nei momenti più caldi della battaglia, salvo intervenire, fresco e riposato, quando i nemici erano quasi esausti ma rischiavano comunque di travolgere l'esercito acheo, ormai vicino alla disfatta. Per di più, altri autori narrano che Achille avesse cercato di sottrarsi alla chiamata alle armi travestendosi da donna, un espediente non molto dignitoso. Quindi se l'Iliade è stata composta per lodare Achille, anziché uno dei molti guerrieri più coraggiosi e valorosi di lui, ciò vorrebbe dire che anche l'autore di questo poema è stato "pagato" per farlo; anche se, diversamente dal caso dell'Odissea, gli indizi che ha inserito sono ancora più difficili da individuare, perché non viene continuamente lodata l'arte dell'inganno, ma si insiste piuttosto su una volontà divina e sul destino di gloria che gli dei hanno riservato al protagonista. Chi sarebbe stato il committente dell'opera? Forse Neottolemo, come dicevo prima, o magari il padre di Achille, il ricco e potente Peleo, che era stato a sua volta un guerriero dalla fedina penale tutt'altro che immacolata. In effetti, gli eroi della mitologia e dell'antichità, visti con gli occhi di noi moderni cittadini benestanti,  rispettosi delle leggi e del galateo, non appaiono tanto diversi dai pirati che assalivano le navi mercantili, dai cowboy che razziavano bestiame, o dai gangster che si affrontavano in continue faide, tra rapine, rapimenti e violenze di ogni genere! E anche loro, in fondo, hanno avuto dei cantori, o meglio dei romanzieri o dei registi, che ne hanno narrato le gesta. Ma spesso erano tutt'altro che degli eroi, ma piuttosto dei… simpatici delinquenti, o, se preferite, delle adorabili canaglie. Sia pure con un loro peculiare codice di uomini d'onore.  E magari, tanti altri personaggi passati alla storia come eroi e valorosi combattenti, per i loro nemici erano solo dei criminali di guerra; ma si sa che la Storia viene sempre  scritta dai vincitori. Ogni epoca, si può dire, ha avuto il suo Omero. Anche se magari non così geniale e astuto come il "nostro", inimitabile, Omero.

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